Il 2 febbraio 2014 si è spento per una overdose di un mix di sostanze stupefacenti, neanche cinquantenne, Philip Seymour Hoffman .
Una notizia
sconvolgente che mi ha lasciato davvero molto triste.
Attore
cinematografico e teatrale statunitense tra i più versatili, Seymour Hoffman ha recitato nei ruoli più diversi, sia comici
che drammatici.
Mi piace
ricordare Seymour Hofmann quanto interpretava Brandt, il maggiordomo del
magnate Jeffrey Lebowski ne "Il Grande Lebowski", uno dei miei film
preferiti; o quando era lo scrittore Truman Capote, con la sua parlata
affettata e in falsetto, in "Truman Capote - A sangue freddo", film
che gli valse l'Oscar quale miglior attore protagonista nel 2006 (e che mi indusse
poi a leggere il romanzo, in lingua originale per di più!); interpretava Andy,
il fratello eroinomane che organizza la rapina nell'oreficeria dei genitori,
nel terribile (e bellissimo) "Onora il padre e la madre"del 2007.
Nel film "Il Dubbio" del regista John Patrick Shanley in cui Seymour Hofmann ha un ruolo importante, seppur non protagonista.
Trasposizione cinematografica dell'ononima piéce teatrale scritta dallo stesso regista del film John Patrick Shanley, Il Dubbio è stato candidato all'Oscar 2009 per le interpretazioni di Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman e Amy Adams, rispettivamente candidati per miglior attrice protagonista, miglior attore non protagonista e miglior attrice non protagonista.
Nel film "Il Dubbio" del regista John Patrick Shanley in cui Seymour Hofmann ha un ruolo importante, seppur non protagonista.
Trasposizione cinematografica dell'ononima piéce teatrale scritta dallo stesso regista del film John Patrick Shanley, Il Dubbio è stato candidato all'Oscar 2009 per le interpretazioni di Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman e Amy Adams, rispettivamente candidati per miglior attrice protagonista, miglior attore non protagonista e miglior attrice non protagonista.


Il dubbio che il regista Shanley ci racconta in questo film, in realtà, non è limitato al sospetto di abuso sessuale sul giovane studente ma assume una valenza più generale; ci rappresenta il crollo delle sicurezze della società americana degli anni sessanta, in un periodo cioè in cui grande è il fermento per un cambiamento politico, sociale e culturale: da un lato si è appena chiuso il Concilio Vaticano II in cui sono state accolte alcune istanze di rinnovamento della chiesa e, dall'altro, sono in corso le battaglie contro la segregazione razziale e per i diritti civili della popolazione afroamericana degli Stati Uniti condotte da Martin Luther King. In questa fase di cambiamento della chiesa cattolica, il mondo antico di Sorella Aloysius, rigido e moralista, fatto di regole e punizioni, si contrappone al nuovo corso rappresentato da Padre Flynn e dai suoi metodi, per alcuni non proprio ortodossi e, appunto, fonte di sospetti. Contrapposizione mostrata anche visivamente, nella bellissima ed esilarante rappresentazione della cena delle suore e di quella tra Padre Flynn e il vescovo.
Dall'altro
lato, la società sta cambiando: gli americani di origine afroamericana vogliono
diritti e opportunità di crescita sociale ed economica. Come la famiglia di
Donald Miller, ansiosa di conquistare quel benessere fino a pochi anni prima
riservato esclusivamente ai bianchi e che si presenta ora più accessibile,
facendo buoni studi e con un buon curriculum. Accade così che durante un
concitato confronto tra Sorella Aloysius Beauvier e la madre di Donald Miller
(Viola Davis), venga fuori che il ragazzo è rifiutato e malmenato dal padre per
una sospetta omosessualità e che il diploma presso l'istituto cattolico,
consentendo al ragazzo l'iscrizione presso un college prestigioso, è così
importante per l'ascesa sociale della famiglia Miller da indurre la madre
stessa a chiudere gli occhi ("è solo fino a giugno" ripete la signora
in lacrime, ad una preside sbigottita) sul sospetto di quanto Sorella Aloysius
è convinta possa accadere tra il prete e Donald.
Davvero un
bel film, che tiene sempre desta l'attenzione dello spettatore grazie al ritmo
serrato dei dialoghi (come nei due scontri tra Padre Flynn e Sorella Aloysius
Beauvier), alla splendida recitazione di Meryl Streep (pur sotto questa
cuffietta ottocentesca che ne limita l'espressività) e di un invero assai
convincente, e anche a tratti commuovente, Seymour Hoffman.
In una
parola, straconsigliato!
Nessun commento:
Posta un commento