Cinema & Musica

venerdì 17 ottobre 2014

Il dubbio


Il 2 febbraio 2014 si è spento per una overdose di un mix di sostanze stupefacenti, neanche cinquantenne, Philip Seymour Hoffman .
Una notizia sconvolgente che mi ha lasciato davvero molto triste.
Attore cinematografico e teatrale statunitense tra i più versatili, Seymour Hoffman  ha recitato nei ruoli più diversi, sia comici che drammatici.
Mi piace ricordare Seymour Hofmann quanto interpretava Brandt, il maggiordomo del magnate Jeffrey Lebowski ne "Il Grande Lebowski", uno dei miei film preferiti; o quando era lo scrittore Truman Capote, con la sua parlata affettata e in falsetto, in "Truman Capote - A sangue freddo", film che gli valse l'Oscar quale miglior attore protagonista nel 2006 (e che mi indusse poi a leggere il romanzo, in lingua originale per di più!); interpretava Andy, il fratello eroinomane che organizza la rapina nell'oreficeria dei genitori, nel terribile (e bellissimo) "Onora il padre e la madre"del 2007.

Nel film "Il Dubbio" del regista John Patrick Shanley in cui Seymour Hofmann ha un ruolo importante, seppur non protagonista.
Trasposizione cinematografica dell'ononima piéce teatrale scritta dallo stesso regista del film John Patrick Shanley, Il Dubbio è stato candidato all'Oscar 2009 per le interpretazioni di Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman e Amy Adams, rispettivamente candidati per miglior attrice protagonista, miglior attore non protagonista e miglior attrice non protagonista.
La storia ha luogo all'interno di un istituto cattolico del Bronx, retto da una rigidissima e temutissima preside, Sorella Aloysius Beauvier (Meryl Streep) nel 1964, un anno dopo la morte del Presidente J.F. Kennedy. Nella scuola viene per la prima volta ammesso uno studente di colore di nome Donald Miller; questi ha dei problemi nell'inserimento e riceve pertanto interesse e preoccupazioni da parte del parroco, Padre Flynn (Philip Seymour Hoffman). Questo interesse, insieme con l'odore di alcool notato nel fiato del ragazzo, fa sorgere in Sorella James, giovane suora ed insegnante del ragazzino (Amy Adams), sospetti circa attenzioni non lecite di Padre Flynn sul ragazzo. Sorella Aloysius, informata di questi sospetti, è convinta che essi siano fondati e otterrà, dopo un intenso scontro verbale con Padre Flynn, l'allontamento del parroco. Solo nell'ultima scena, Sorella Aloysius, sconvolta e in lacrime, pare perdere le sue granitiche certezze, confidando alla giovane Suor James (convinta dell'innocenza del prete e a cui il film è dedicato) il suo dubbio sulla fondatezza delle accuse infamanti rivolte a Padre Flynn, dubbio con il quale dovrà convivere.
Il dubbio che il regista Shanley ci racconta in questo film, in realtà, non è limitato al sospetto di abuso sessuale sul giovane studente ma assume una valenza più generale; ci rappresenta il crollo delle sicurezze della società americana degli anni sessanta, in un periodo cioè in cui grande è il fermento per un cambiamento politico, sociale e culturale: da un lato si è appena chiuso il Concilio Vaticano II in cui sono state accolte alcune istanze di rinnovamento della chiesa e, dall'altro, sono in corso le battaglie contro la segregazione razziale e per i diritti civili della popolazione afroamericana degli Stati Uniti condotte da Martin Luther King. In questa fase di cambiamento della chiesa cattolica, il mondo antico di Sorella Aloysius, rigido e moralista, fatto di regole e punizioni, si contrappone  al nuovo corso rappresentato da Padre Flynn e dai suoi metodi, per alcuni non proprio ortodossi e, appunto, fonte di sospetti. Contrapposizione mostrata anche visivamente, nella bellissima ed esilarante rappresentazione della cena delle suore e di quella tra Padre Flynn e il vescovo.
Dall'altro lato, la società sta cambiando: gli americani di origine afroamericana vogliono diritti e opportunità di crescita sociale ed economica. Come la famiglia di Donald Miller, ansiosa di conquistare quel benessere fino a pochi anni prima riservato esclusivamente ai bianchi e che si presenta ora più accessibile, facendo buoni studi e con un buon curriculum. Accade così che durante un concitato confronto tra Sorella Aloysius Beauvier e la madre di Donald Miller (Viola Davis), venga fuori che il ragazzo è rifiutato e malmenato dal padre per una sospetta omosessualità e che il diploma presso l'istituto cattolico, consentendo al ragazzo l'iscrizione presso un college prestigioso, è così importante per l'ascesa sociale della famiglia Miller da indurre la madre stessa a chiudere gli occhi ("è solo fino a giugno" ripete la signora in lacrime, ad una preside sbigottita) sul sospetto di quanto Sorella Aloysius è convinta possa accadere tra il prete e Donald. 
Davvero un bel film, che tiene sempre desta l'attenzione dello spettatore grazie al ritmo serrato dei dialoghi (come nei due scontri tra Padre Flynn e Sorella Aloysius Beauvier), alla splendida recitazione di Meryl Streep (pur sotto questa cuffietta ottocentesca che ne limita l'espressività) e di un invero assai convincente, e anche a tratti commuovente, Seymour Hoffman.
In una parola, straconsigliato!

Nessun commento:

Posta un commento