lunedì 17 novembre 2014

Ritmo tribale


- "Walter, che cosa faresti se non insegnassi?"
- "Non lo so."
- "Trovo eccitante non saperlo".


Walter Vale, professore universitario di Economia, vedovo da cinque anni, vive una vita monotona in una cittadina del Connecticut. Quando Walter, contro voglia, accetta di sostituire un collega a una conferenza a New York City, scopre con sorpresa che il suo appartamento, da tempo disabitato, è stato affittato con un imbroglio a una giovane coppia, il siriano Tarek e l’africana Zainab. Dopo un primo momento di sconcerto Walter decide di farli restare finché non si siano trovati un altro posto...

Ho deciso in questi giorni di rivedermi "L'ospite inatteso" dopo aver sentito l'ennesima notizie di scontri tra clandestini e polizia ed episodi di violenza da parte di alcuni nomadi. Avevo voglia di una storia che parlasse di legami tra culture diverse.
La contrapposizione tra vite differenti che si incontrano e, dolorosamente, separano. Come quella di Walter, fatta di monotona routine lavorativa, e quelle di Tarek e Zainab, due immigrati irregolari, che vivono alla giornata suonando nei locali e vendendo bracciali fatti a mano. Come anche quella di Mouna, madre di Tarek e volontaria artefice del destino del figlio, che fa riaffiorare nel professore una voglia di vita ormai sopita.  
 


Queste vite si intrecciano in una New York ancora ferita dall'attacco alle torri gemelle che vede nello straniero, qualunque esso sia, una minaccia portata alla libertà e al modello di vita americano.
La frase che pronuncia Tarek dal centro di detenzione "Voglio vivere la mia vita, suonare la mia musica. Che cosa c'è di male in questo?" è proprio lo specchio di quella società che vuole ben delineare i confini entro cui uno straniero può muoversi. Superati questi limiti, viene considerato una minaccia alla comunità.
Elemento centrale del film è la musica, come stile di vita, che scandisce le giornate di Tarek attraverso il ritmo delle percussioni e che finisce per affascinare subito Walter, alla ricerca di "melodia" interiore.
Il suono del jambè è presente quasi per tutto il film e diventa quasi un grido di dolore nella commovente scena finale, dove la rabbia e la tristezza di Walter vengono scandite con un ritmo sempre più frenetico.
Bravo il protagonista, Richard Jenkins, nell'interpretare in modo naturale un uomo che, inaspettatamente, riscopre la voglia di relazionarsi con il prossimo attraverso la musica e l'amore. Un attore con un viso "normale" e con una carriera cinematografica e televisiva impressionante.
Troppo sottovalutato rispetto a mostri sacri di Hollywood, che riempiono il botteghino solo per il nome, perchè capace di passare con disinvoltura da commedie a film drammatici, da horror a film d'azione.
Menzione speciale per Danai Gurira, qui al debutto sul grande schermo, che gli appassionati ricorderanno nel serial tv "The Walking Dead" nel ruolo della guerriera Michonne.

P.s. E' un film assolutamente da vedere almeno una volta nella vita.

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