Salve a tutti amici cinefili appassionati di film terrorizzanti e sanguinolenti! Pasqua è passata e nell'uovo di cioccolato abbiamo trovato tre sorprese "da paura" che abbiamo cercato di giudicare con occhio semicritico e semiserio. Alcune di queste ci hanno deluso mentre altre ci hanno piacevolmente colto di sopresa. I film in questione sono: "Il Clown" (2014) di Jon Watts, "Ouija" (2014) di Stiles White e "The Atticus Institute" (2015) di Chris Sparling.
Ne "Il Clown", il giorno del decimo compleanno di Jack la festa rischia di naufragare perché il pagliaccio chiamato a rallegrare i bambini ha dato forfait.
Kent, il padre del festeggiato, trova un vecchio costume da clown e decide di indossarlo per far felice il figlio. Finiti i festeggiamenti Kent, sfinito, si addormenta con il costume ancora addosso. Il giorno dopo, però, scopre che togliere trucco, parrucca e costume è impossibile: l'uomo, dopo averle provate tutte si rassegna e va a lavoro vestito da clown anche se piano piano comincia a sentire che qualcosa non va bene… Kent inizia a sentire uno strano cambiamento accompagnato da una fame sempre più crescente e incontrollabile.
Alla ricerca di un modo per liberarsi del costume maledetto, viene a sapere di una terribile leggenda ormai dimenticata. Quello che tutti considerano un personaggio buffo un tempo era il "Cloyne" un demone che viveva fra i ghiacciai e scendeva nei villaggi per divorare un bambino al mese durante l’inverno…
Non nutrivo grandi aspettative per questo b-movie passato praticamente in sordina nelle nostre sale cinematografiche. L'ho trovato però più che onesto nel suo tentativo di associare il lato pauroso della storia al dramma vissuto da un padre che, in fin dei conti, cerca solamente di rendere felice un figlio. In questo modo si arriva addirittura a empatizzare con il mostro.
Il film parte in sordina in un crescendo di "fame e sangue" ma ha il difetto di non premere troppo sull'acceleratore e questo lascia un po' l'amaro in bocca considerando che alla produzione figura Eli Roth (maestro del genere splatter e creatore della serie Hostel).
Consigliato per una serata tra amici che vogliano terrorizzarsi senza impegno.
Nel passato, Laine e l'amica Debbie si divertivano a giocare con la tavoletta ouija
con cui , si dice, si può cercare di comunicare con i
morti.
Da adulta, Debbie decide di bruciare il vecchio gioco nel caminetto di casa e confessa in seguito alla sua amica di aver utilizzato di nuovo la tavoletta dopo tanto tempo. Tornata una sera a casa Debbie si ritrova l'ouija in ottime condizioni in
camera da letto e si impicca.
Alla veglia funebre a casa dell'amica, Laine trova la tavoletta, ricorda i vecchi giochi d'infanzia e pensa di usarla, assieme ai suoi amici, per contattare l'amica morta. Pessima idea...
Questa la storia dietro "Ouija" film che, a parer mio, ha poco da aggiungere al genere horror se non quello di far vendere il gioco (la tavola è commercializzata dalla Hasbro!!).
Attrici giovani con bel faccino che combattono presenze maligne senza colpo ferire e senza perdere mai il trucco perfetto anche quando si vedono sparire gli amici portati via da oscure presenze... mah!
Una trama forzata che si denota già quando la protagonista si prende l'impegno di
sorvegliare la casa dell'amica defunta perché i genitori di Debbie,
provati, se ne staranno via per un po' (ma dai? Casa infestata libera dagli adulti?). Ma anche la sua stereotipata situazione
familiare: la mamma non c'è più, il papà è spesso via per
affari e la sorella minore Sarah è piuttosto scapestrata. Insomma un cliché dopo l'altro.
Comunicare con i morti esercita da sempre un fascino irresistibile su cui il genere
horror ha spesso trovato terreno fertile ma in questo caso non basta. Effetti speciali di routine e trovate registiche blande non bastano a sorprendere lo spettarore più scafato.
Consiglio di vederlo solo se state in astinenza da film "di paura" (qui è davvero poca). Potete tranquillamente chattare al telefono con gli amici durante la visione, non vi perderete un granché della storia.
Ultima pellicola che vi proponiamo è "The Atticus Institute".
A metà degli anni ’70 in un piccolo laboratorio di psicologia dell’Università della Pennsylvania si effettuano esperimenti con persone dotate di facoltà paranormali.
I risultati purtroppo sono piuttosto deludenti finché non si imbattono in una donna i cui poteri sembrano essere da subito straordinari…
Attraverso la tecnica del falso documentario (mockumentary) che si basa sui resti di pellicole ritrovate (found footage) questo film indipendente è una piacevole sopresa non perchè rappresenti una novità nel genere bensì per il fatto che da un'opera per nulla reclamizzata esca un prodotto a basso costo con una buona storia che angoscia più che fare paura.
La crescente sensazione che qualcosa di brutto stia per accadere rimane per tutto l'arco narrativo e senza che vi siano particolari effetti speciali.
La fotografia, con gli ambienti claustrofobici del laboratorio e le luci al neon, trasmette perfettamente la sensazione di tensione.
Intendiamoci, non è un'opera destinata a diventare un cult ma rimane comunque un buon prodotto, svincolato dalle grandi case di produzione, nel panorama sempre più affollato di pellicole piene di possessioni e spiriti maligni pronte a sbucare dietro ad ogni angolo.
Consigliatissimo per una serata (anche tra amici) in cui si voglia provare una discreta dose di tensione accompagnata da brividi sparsi qua e la...
MR. BEEF
Ultima pellicola che vi proponiamo è "The Atticus Institute".
A metà degli anni ’70 in un piccolo laboratorio di psicologia dell’Università della Pennsylvania si effettuano esperimenti con persone dotate di facoltà paranormali.
I risultati purtroppo sono piuttosto deludenti finché non si imbattono in una donna i cui poteri sembrano essere da subito straordinari…
Attraverso la tecnica del falso documentario (mockumentary) che si basa sui resti di pellicole ritrovate (found footage) questo film indipendente è una piacevole sopresa non perchè rappresenti una novità nel genere bensì per il fatto che da un'opera per nulla reclamizzata esca un prodotto a basso costo con una buona storia che angoscia più che fare paura.
La crescente sensazione che qualcosa di brutto stia per accadere rimane per tutto l'arco narrativo e senza che vi siano particolari effetti speciali.
La fotografia, con gli ambienti claustrofobici del laboratorio e le luci al neon, trasmette perfettamente la sensazione di tensione.
Brava la protagonista Rya Kihlstedt nell'interpretare la paziente con facoltà paranormali.
Credo di non sbagliare affermando che dopo "The Conjuring" e "Sinister" questo è il film che più mi ha colpito nell'ambito del genere horror.Intendiamoci, non è un'opera destinata a diventare un cult ma rimane comunque un buon prodotto, svincolato dalle grandi case di produzione, nel panorama sempre più affollato di pellicole piene di possessioni e spiriti maligni pronte a sbucare dietro ad ogni angolo.
Consigliatissimo per una serata (anche tra amici) in cui si voglia provare una discreta dose di tensione accompagnata da brividi sparsi qua e la...
MR. BEEF
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