venerdì 29 maggio 2015

Mad Max: Miller's Fury!


"Il mondo crollava e ognuno di noi a modo suo era a pezzi. Difficile capire chi fosse più folle, io o gli altri."


In un futuro post-apocalittico la Terra è in mano ai predoni. Tra questi, Immortan Joe, che controlla la Cittadella con il pugno di ferro e concedendo l'acqua, bene prezioso e raro, soltanto come mezzo di controllo del popolo ridotto in schiavitù. La sua compagna e "Imperatrice", Furiosa, lo tradisce, scappando attraverso la Fury Road poiché ha pianificato la fuga assieme alle cinque mogli di Joe, donne sane e fertili destinate a dare alla luce una nuova stirpe di figli. L'intenzione di Furiosa è impedire al tiranno di sfruttare le giovani donne per i suoi scopi. Intanto Max Rockatansky, etichettato come "donatore universale di sangue", è sottoposto a un salasso per trasfondere il proprio sangue con il Figlio di Guerra Nux, che si trovava in stato semiconvalescente.
Joe, accortosi del tradimento, decide di fermare il piano dell'imperatrice mandando le sue truppe di soldati motorizzati.
Nux, non ancora al meglio, decide di portare con sé la "sua sacca di sangue" personale...
Sono ancora frastornato dalla potenza visionaria dell'ultimo film di George Miller, autore della vecchia trilogia di Mad Max (da noi Interceptor), per poter recensire pienamente e in modo oggettivo quello che a prima impressione sembra un capolavoro a livello estetico di una storia riportata sullo schermo a trent'anni di distanza come nuovo remake/reboot.
Non riesco ad azzardare un giudizio obiettivo in questo momento perchè è uno di quei film da rivedere almeno due volte per carpirne il senso e la potenza estetica.
Questo genere di storie o si amano alla follia o si odiano profondamente. 
E' una fantascienza estrema fatta di scene cruenti, colori vivaci, motori fumanti, esplosioni fragorose e acrobazie motorizzate. C'è davvero tutto e forse troppo com'è nello stile dei fanta-film a sfondo post-apocalittico.
Purtroppo è la sceneggiatura che pecca di qualche incongruenza ma comunque tenuta in piedi da un ritmo serrato che lascia spazio a poche pause per rifiatare dall'orgia di suoni e immagini che ci propone Miller. 
Charlize Theron è bella e potente anche con i capelli corti e senza un braccio. Brava a tal punto di finire per oscurare più volte Tom Hardy che, teoricamente, sarebbe il protagonista.
Tom Hardy non ha il carisma di Mel Gibson anche se il suo mestiere lo fa attraverso poche, ma mirate, battute (pessima scelta del doppiaggio del suo personaggio a mio modesto parere).
Ci sono citazioni e rimandi alla prima trilogia come, ad esempio, il tatuaggio sulla schiena di Max Rockatansky dove possiamo notare bene la scritta "road warrior".

 



Da notare che per l'attore Hugh Keays-Byrne (Immortan Joe) è un ritorno al passato.
Richiamato sul set da Miller, aveva interpretato il malvagio Toecutter nel primo Interceptor.
In questa pellicola viene messo in risalto il suo sguardo agghiacciante capace di incutere terrore e angoscia già dalla prima inquadratura.
Per me uno dei migliori "cattivi" visti al cinema negli ultimi tempi.






In conclusione, questo è un film che non può essere solamente visto ma si deve vivere come una lunga e faticosa fuga nel deserto caldo della fury road. 
Attraverso i suoi occhi il regista riesce a trasmettere, con la cinepresa, la percezione quasi fisica di calore soffocante attraverso un'esperienza che lascia allo spettatore la sensazione di aver vissuto in prima persona l'avventura di Max e Furiosa.



MR. BEEF 

mercoledì 20 maggio 2015

Il racconto dei racconti di Matteo Garrone

E Matteo Garrone, acclamato regista di film come "Gomorra" e "Reality", ci stupisce ancora con la sua ultima fatica! 

In concorso al Festival di Cannes 2015, Il racconto dei racconti, è una produzione italiana con un cast di respiro internazionale che comprende attori del calibro di Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones. Il racconto dei racconti è un film a episodi tratto da tre racconti ( La regina, La pulce e Le due vecchie ) presenti nella raccolta Lo Cunto De Li Cunti, opera scritta in dialetto napoletano tra il 1634 e il 1636 da Giambattista Basile la quale ha ispitato la novellistica successiva dei fratelli Grimm e di Perrault. Le tre storie  si intersecano nella narrazione cinematografica di Garrone, pur senza aver (quasi) punti di collegamento, ossia solamente in occasione del funerale del Re di Selvascura e dell'incoronazione della principessa Viola.





Nel regno di Selvascura, il Re e la Regina (interpretata da Salma Hayek) non riescono ad avere figli per la sterilità di lei; un negromante suggerisce alla Regina di mangiare il cuore di un drago marino cucinato da una vergine. Il Re muore nell'impresa ma la Regina riuscirà nell'intento: insieme a lei, però, resterà incinta anche la cuoca. I due ragazzi, gemelli, cresceranno come fratelli finchè la Regina non cercherà di dividerli.

Nel regno di Altomonte, il Re (interpretato da Toby Jones), trascurando la sua unica figlia, Viola, si dedica ad allevare una pulce come un animaletto domestico. Quando la pulce, diventata troppo grossa, muore, il Re decide di dare in sposa la figlia a chi riuscirà a scoprire a quale animale appartiene la pelle (della pulce): l'unico a riuscire nell'impresa è un orribile orco che vive in un antro in montagna al quale il Re concederà la mano della figlia.

Nel regno di Roccaforte, il Re (Vincent Cassel) è un erotomane, dedito ad una vita lussuriosa e gaudente. Quando, dall'alto del suo palazzo, vede una donna entrare in casa, il Re - ancor annebbiato dai fumi dell'alcool - ascoltando il suo canto soave si convince trattarsi di una bella adolescente e inizia una corte spietata. Senza sapere che in quella casa vivono due sorelle, Imma e Dora, vecchie e decrepite.
Con il Il racconto dei racconti, Garrone ci presenta un mondo magico e surreale ma, allo stesso tempo, quanto mai reale e concreto, tanto reali e forti sono le passioni - spinte all'estremo ed espresse anche in termini cruenti - che muovono i personaggi al centro delle storie. La Regina di Selvascura, madre pronta sacrificare tutto per suo figlio, Viola, principessina amante della musica e del canto, che subisce inizialmente la volontà del padre ma poi si ribella, Imma e Dora, le due vecchie che si fanno ammaliare dal corteggiamento e ingannano il Re.
Tra tutti i 50 racconti presenti nel Cunto de li cunti, sono stati selezionati questi tre per via del ruolo centrale assegnato al personaggio femminile, qui rappresentato nelle varie fasi della vita: la madre, la giovinetta, la vecchia. Il film di Garrone è un film barocco, come barocca è l'opera da cui è tratto, per la forza vivida dei colori e dei costumi, l'intensità e anche la crudeltà dei sentimenti, la potenza evocativa dell'ambientazione e della fotografia meravigliosa dei paesi medioevali e dei paesaggi ripresi tra Puglia, Sicilia, Lazio. I temi cari al regista - la passione dell'amore, la trasformazione del corpo, l'inganno, la volontà di condizionare l'altrui libertà. la fragilità dell'essere umano, allo stesso tempo vittima e carnefice  - sono declinati secondo l'immaginario fiabesco e gotico del Basile, attingendo inoltre ampiamente anche ai capolavori della pittura moderna (ad esempio, la scena di Vincent Cassel circondato dalle donne in abiti discinti evoca chiaramente La morte di Sardanapalo di Eugène Delacroix; Imma ringiovanita nel bosco - la bellissima Stacy Martin - richiama la Venere del Botticelli).
C'è chi sostiene che Garrone abbia fatto un film pasoliniano. Io concordo pienamente con questa opinione.  E mi viene in mente la "Ricotta", episodio diretto da Pasolini in "Ro.Go.Pa.G." in cui viene rappresentata una troupe impegnata nelle riprese di una passione di Cristo che  ripropone e richiama due opere del manierismo toscano : la Deposizione di Pontormo e la Deposizione di Cristo di Rosso Fiorentino; Pasolini fa dire al regista della troupe, interpretato nel film da Orson Welles :
"Io sono una forza del Passato.  Solo nella tradizione è il mio amore.  Vengo dai ruderi, dalle Chiese,  dalle pale d'altare, dai borghi dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,  dove sono vissuti i fratelli"

Ebbene, Garrone ci propone in versione fiabesca quella tradizione che richiama i borghi medioevali, le pale d'altare, i ruderi antichi di un passato glorioso. Insomma, amici, in poche parole, un film da non perdere!



MR. KITE.