lunedì 27 ottobre 2014

The Horrors: Luminous (ovvero shoegazing in salsa dance)



Shoegazing ( /ˈʃuːɡeɪzɪŋ / ) : dicesi shoegazing (o shoegaze) (termine che allude alla postura dei chitarristi con lo sguardo rivolto alle scarpe) genere musicale nato nel Regno Unito alle fine degli anni 80 / primi anni 90 caratterizzato da un utilizzo marcato " [...] di effetti per chitarra (perlopiù distorsore e riverbero), anche un forte senso melodico delle parti vocali che, quasi sognanti, mai enfatizzate e spesso trattate come mero strumento supplementare, combinate con il muro di feedback prodotto dalle chitarre [....] " (fonte Wikipedia).



E' chiaro il concetto? Bene, tenetelo a mente mentre ascoltate "Luminous" su YouTube o l'iPod!
Innanzitutto premetto che chi scrive è un fan della prima ora - credo di aver comprato anche il singolo di "Sheena is a parasite" del 2007 che rifaceva il verso al ben più famosa "Sheena Is a Punk Rocker" dei Ramones (1977) - per cui non sarò del tutto obiettivo in questa recensione.


Ma torniamo ai The Horrors e a Luminous.


Formatasi nel 2005, questa band inglese proveniente da Southend-On-Sea ha subito riscosso il successo del pubblico e poi della critica. La band si inserisce, pur non senza influenze di psichedelia, krautrock e shoegazing, nel filone nu-wave e post-punk (non poche volte sono stati accostati agli Joy Division) che vede una interessante rinascita in questo primo decennio del nuovo millennio ; così tanti sono i richiami a generi e gruppi musicali del passato, che The Horrors sono stati criticati come “citazionisti” o revival. In realtà, Faris Badwan e compagni sembrano aver studiato e ben digerito la musica e i generi musicali degli ultimi trenta anni, vantando ora uno stile particolare che realizza una personale sintesi di questi generi.


Sotto il profilo stilistico, il loro ultimo album, significativamente intitolato "Luminous", pur ponendosi sul solco dei precedenti "Primary Colours" (2009) e "Skying" (2011) sembra (ma soltanto parzialmente) abbandonare le più cupe tonalità dei primi per abbracciare più "luminosi" toni danserecci (da cui viene il titolo dell'album) che sembrano chiamare in causa gruppi di fine anni 80 del calibro di Stone Roses, Happy Monday, i Primal Scream di Screamadelica, New Order; il tutto inserito in un complesso tessuto musicale fatto di sintetizzatori, ipnotici giri di basso e chitarre distorte, insomma, un tessuto musicale tipicamente shoegaze che colpisce e impressiona, non senza una certa teatralità, l'ascoltatore in cui viene fuori il carattere dance e psichedelico.


La struttura della canzone presenta spesso una lunga introduzione strumentale - fatta inizialmente di sintetizzatori - che parte da ritmi e toni più blandi e viene rotta dall'improvvisa esplosione delle chitarre distorte (il "muro del suono") e a chiudere il cerchio troviamo spesso una lunga coda, altrettanto strumentale.
Seguono questo schema "Chasing Shadows", "I see you" ( dove particolarmente ipnotico è il ritmo dettato dal basso di Rhys Webb che richiama l’inizio di Baba O' Riley dei The Who ) "So Now You Know", "Jealous Sun". Particolarmente bella è "First Day of Spring" in cui sono le chitarre ad introdurre l’ascoltatore in un viaggio psichedelico, salvo poi passare in secondo piano rispetto ai sinth per chiudere quindi in un finale strumentale maestoso. In "Falling Star" melodia e distorsioni si mescolano in un fluire di effetti acidi e psichedelici e le chitarre si sovrappongono e accompagnano il cantato sognante di Faris Badwan.


In tutto questo, la voce di Faris Badwan, spesso dai toni sognanti, arriva diritta alla nostra psiche provenendo da qualche altro mondo (in ciò sembra evidente la lezione di Ian Curtis) fino a confondersi con i suoni elettronici dei sinth, creando spesso una strana e ipnotica litania (particolarmente evidente, tra le altre, in "So Now You Know" e in “Falling Star").


Tra le canzoni in cui più rileva la vena dance spicca "In And Out of sight" dove il basso marca i toni rendendola ballabile con un certo retrogusto acido e psichedelico.


L'album si chiude con un romantico abbraccio dai toni più pop e melodici, direi quasi dreamy, non sempre convincenti, di "Change your mind", "Mine And Yours", "Sleepwalk", segno tuttavia della crescita anche a livello compositivo dei The Horrors, band che non può più dirsi una promessa della musica British ma una importante affermazione che ha ancora molto da dire.









In conclusione, gran bel disco che non può mancare nel vostro iPod se amate Joy Division, My Bloody Valentine, The Haçienda di Tony Wilson e il BritPop anni 90!



It's wonderful to have them back!




Nessun commento:

Posta un commento