Les Revenantes è decisamente entrambe le cose : raramente lo
spettatore\ascoltatore avverte la compenetrazione tra immagine e musica come si
verifica in questo caso.

Considerando, infatti, l’intensità e la portata evocativa della musica dei Mogwai che ne costituisce la colonna sonora, non potremmo parlare della serie “Les Revenantes” come immagini e storie, senza al contempo considerare la sua musica. Ed è per questo che vorrei affrontare entrambi gli aspetti in questa sintetica recensione.
La serie televisiva racconta
appunto “il ritorno” dei morti alle loro famiglie di origine in questo
idilliaco paesetto perso nelle Alpi francesi dell’Alta Savoia; non si tratta
però di semplici “zombie”, mostri putridi affamati di carne umana, ma proprio
delle persone defunte, tanti o pochi anni prima, che ritornano alle loro vite e
pretendono di riprendere a viverle a partire dallo stesso momento in cui le
hanno lasciate.

C'è poi Simon, giovane morto alla vigilia del matrimonio che va a ricercare la fidanzata dell'epoca, Adèle, nel frattempo promessa sposa al poliziotto del paese e madre di una bambina. Il tutto accompagnato da inspiegabili segni, forse oscuri presagi di qualcosa di terribile, come improvvisi cali di tensione dell'energia elettrica, abbassamento del livello dell’acqua della diga vicino il paese, animali morti affogati, strane ferite o lacerazioni sui corpi dei vivi e dei (non) morti.
L’elaborazione del lutto o, piuttosto, la difficoltà sofferta nel tentativo di farlo, e le vicende personali che stanno dietro la carenza o difficoltà di comunicazione tra i vari personaggi, paiono al centro delle storie delle famiglie raccontate nella serie televisiva. La tristezza di queste vicende e l’inquietudine generata nello spettatore dall’idea di poter accogliere il defunto e, dopo tanta sofferenza, reinserirlo nella sua vita vengono enfatizzate dalla potenza evocativa della musica dei Mogwai che accompagna e anzi “racconta” le immagini, abbandonando il noise e le chitarre distorte - segno caratteristico del post-rock dei Mogwai - per la dolcezza malinconica dei sinth e degli effetti elettronici. Con riferimento particolare alla soundtrack, evocativi delle atmosfere di inquietudine e di tensione che connotano “il ritorno” dei non-morti paiono brani come Hungry Face (caratterizzato dalla dolce musica iniziale del carillon, facilmente associata ad atmosfere oniriche), Fridge Magic in cui l’uso sinth permette di trasferire inquietanti suoni eterei e dreamy e l'intensa Portugal. E come non apprezzare le valenze elettroniche di Eagle Tax, eteree anch’esse ma non aliene da vibrante oscurità?
Jaguar
poi, con il suo ritmo pulsante e i suoni cupi, esprime l'ansia della fragilità dell'esistenza mentre ai toni più
dimessi e quasi elegiaci di Kill Jester
, di Whisky Time, di Relative Hysteria si associa un senso di
tristezza, di distensione e anche di disagio; This
Messiah Needs Watching, su tutte, ben rappresenta le descritte atmosfere e
la sensazione destabilizzante connessa ad un passato che (forse) passato del
tutto non è.
I bellissimi brani Special N e di Wizard Motor, che si segnalano per la forza del ritmo e delle distorsioni delle chitarre ( con riferimento specifico alla seconda ), richiamano i lavori più propriamente post-rock dei Mogwai. Fuori dal contesto - ma comunque gradevole - la cover del gospel di Washington Phillips What Are They doing In Heaven Taday fatta in stile acustico.

Le Revenantes è un grande album dei Mogwai che non è e non può essere considerato una mera soundtrack di una avvincente serie televisiva.
Esso
ha l’intensità e la forza di vivere vita propria rispetto alla serie televisiva
di cui, come detto, costituisce comunque un importante se non decisivo fattore.
A me è piaciuto molto e vi
consiglio di ascoltarlo con attenzione!
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