mercoledì 22 ottobre 2014

Una vita straordinaria


La prima volta che andai al cinema fu nel 1982 per vedere quello che, poi, sarebbe divenuto col passare del tempo un successo planetario entrato di diritto nell’olimpo delle pellicole indimenticabili.
Avevo solo 6 anni quando vidi quell’incredibile storia di amicizia tra un bambino e una creatura aliena dal viso dolce e dagli occhioni grandi ed innocenti. 
Ancora oggi non riesco a smettere di pensare al volo di Elliott che, con la sua bmx, attraversava la sagoma della luna sullo sfondo o quella del commovente addio tra i due protagonisti con la frase "io sarò sempre qui" che mi fa piangere ancora a distanza di anni (mentre sto scrivendo ho la pelle d'oca nel ripensare a quella scena).
Posso dire con assoluta certezza che, se oggi sono un cultore di  cinema, lo devo proprio a E.T. – L’extraterrestre. Era la fantascienza di Spielberg, quella che arrivava dritto al cuore degli spettatori con incredibili storie di avventura e di amicizia.
Mi innamorai subito di E.T., l’alieno intelligente ma, a volte, pasticcione. Era talmente reale ai miei occhi che coltivai, per gli anni a seguire, la speranza di poter avvicinare, un giorno, un essere di un altro mondo.
Il suo creatore Carlo Rambaldi, ferrarese trapiantato a Roma, fu anche padre, tra l'altro, di King Kong, Alien e il pupazzo di Profondo Rosso.   
Pensare di ritrovarmi, a 32 anni di distanza, ad assistere alla presentazione del libro sulla sua vita e sulle sue creazioni ha significato, per me, la chiusura di un cerchio.
Il libro “Carlo Rambaldi, una vita straordinaria” (Rubbettino Edizioni) presentato da suo figlio Victor è l’occasione per ripercorrere le tappe più salienti della sua straordinaria carriera cinematografica attraverso aneddoti privati che meglio fanno comprendere il “personaggio” Rambaldi e la sua visione dell’arte.
Nel primo episodio, veniamo a sapere che il geniale creatore non voleva avere quadri appesi ai muri di casa perché contrario alla staticità dei dipinti. L'emozione del movimento e della meccanica di un oggetto per lui erano ineguagliabili.
 
Nel secondo, Victor racconta divertito di quando il padre, al termine delle riprese di Profondo Rosso, ritornò a casa in macchina portando con se il manichino della mummia prodotto appositamente per il film.  Lasciata la vettura al titolare del garage quest’ultimo ebbe quasi un infarto quando, voltandosi per parcheggiare la macchina, si ritrovò all’improvviso la figura di quel pupazzo sul sedile posteriore. 
Qui viene fuori un altro aspetto artistico di Rambaldi. Il gioco, o meglio, l'inganno attuato attraverso l’artificio volto a spiazzare senza preavviso lo spettatore.

Arriva, sul finire, l’aneddoto per me più significativo, quello della creazione di E.t.
Spielberg era in ritardo con le riprese del film e non aveva alcuna idea sulla fisionomia dell'alieno. Chiese a Rambaldi di creare un essere "con un'età indefinita, che non incutesse paura ma ispirasse innocenza e dolcezza". 
Un lavoro non facile per l'artista che, un mese dopo, non aveva trovato ancora la giusta ispirazione.
In soccorso, però, arrivò la sua gatta persiana che diede lo spunto adatto per dare origine al volto dell'extraterrestre. Mentre ascolto rapito le parole di Victor che  narra dettagliatamente la fase di realizzazione del pupazzo già so che, solo per questo aneddoto, sarà valsa la pena di essere presente a questo meraviglioso incontro di cinema. 

Alla serata è intervenuto, come ospite, anche Marco Christian Salvati professionista di effetti speciali ed animatronica che opera nel cinema da moltissimi anni e che vanta collaborazioni con registi di fama internazionale, quali Dario Argento, i Manetti Bros e  Gabriele Albanesi. 
Colpisce la sua emozione nel raccontare come, da bambino, rimase impressionato dalla scena del pupazzo del film Profondo Rosso che, in qualche modo, segnerà il suo destino per sempre.
Capisce, infatti, che da grande vuole creare effetti speciali. Alcuni suoi prototipi elettromeccanici esposti sono davvero notevoli.













Un tuffo al cuore è osservare la riproduzione del bambolotto malefico del film di Argento. Impressionanti sono i meccanismi che simulano la funzionalità di una mano robotica.
E' una gioia per i miei occhi osservare da vicino il concept di un volto umano sfigurato da ferite.
Da come Salvati parla del suo mestiere e quanta cura mette nelle sue opere è chiaro che il lavoro di Rambaldi nel corso del tempo ha ispirato non solo lui ma un intera generazione di giovani artisti della meccatronica pronti a confrontarsi con un cinema, purtroppo, sempre più orientato alla computer grafica.
L'evento si è concluso con le domande dei partecipanti ai due protagonisti della serata in un botta e risposta sulle speranze e le opportunità lavorative future riservate ai maghi degli effetti speciali. L'argomento è appassionante e porterebbe a discuterne fino a notte fonda.


Ritornando a casa ripenso alla serata passata e a quello che, in definitiva, Carlo Rambaldi ha rappresentato per l'industria cinematografica mondiale. Ovvero quel livello di eccellenza che l'Italia ha saputo esportare grazie alla passione e al sacrificio di un uomo visionario.
In un periodo di crisi profonda come questo, il nostro potrà tornare ad essere un paese economicamente e culturalmente importante solo se le persone ricominceranno a sognare e a credere nella possibilità, nel proprio piccolo, di condurre una vita straordinaria.
Un'esistenza fuori dal comune come quella del grande artista italiano che ha lasciato impressa nella memoria di tutti noi un'impronta indelebile del suo immenso lavoro.


(Un ringraziamento speciale a Federica Pacelli per le foto della serata). 




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