Tratto da Yssa il buono romanzo di John Le Carrè del 2008, La Spia - A Most Wanted Man diretto dal regista e fotografo olandese Anton Corbijn, è stato presentato al Festival Internazionale del Cinema di Roma 2014 quale "Evento Speciale". Il film ti prende alla gola con atmosfere noir e talvolta claustrofobiche, ti tiene incollato alla poltrona in un crescendo di tensione e di ansia senza concedere pause. Fino alla fine.
Ambientato ad Amburgo dopo gli attentati terroristici del 11 settembre, il film racconta una storia quanto mai attuale: una vicenda che presenta tante somiglianze con il caso Abu Omar (*) accaduto a Milano nel 2003 e chissà con quanti altri episodi analoghi che non abbiano avuto la ventura di giungere alle cronache giudiziarie o giornalistiche.
Ambientato ad Amburgo dopo gli attentati terroristici del 11 settembre, il film racconta una storia quanto mai attuale: una vicenda che presenta tante somiglianze con il caso Abu Omar (*) accaduto a Milano nel 2003 e chissà con quanti altri episodi analoghi che non abbiano avuto la ventura di giungere alle cronache giudiziarie o giornalistiche.



In questo contesto la figura di Günther Bachmann spicca con la sua coerenza e la sua forza: Bachmann non si accontenta di una soluzione superficiale, vuole mantenere uno spirito critico e discernere il "buono" dal "cattivo" e perseguire quest'ultimo solamente, al di là delle apparenze e dei facili giudizi; non è interessato a prendere "il pesce piccolo" ma col pesce piccolo, lui vuole prendere il barracuda, con il barracuda arrivare allo squalo.... (peccato che i servizi segreti tedeschi e la CIA non siano della stessa idea!).

sotto altro profilo, a differenza dei classici film di spionaggio, fatti di agenti muscolosi e invincibili, 007 tombeur des femmes, "La Spia - A Most Wanted Man" ci presenta un racconto ben diverso, più realistico e ci parla della solitudine del lavoro della spia e in particolare di Günther Bachmann. E' la solitudine dell'agente che è chiamato a gestire una struttura creata per compiere operazioni in violazione alla legge ma formalmente non esistente, a prendere decisioni importanti, ponendosi anche in disaccordo con i politici e i servizi segreti e correndo dei rischi enormi, rischi di pericoli inerarrabili.
E qui l'interpretazione di P. Seymour Hoffmann è magistrale.
E qui l'interpretazione di P. Seymour Hoffmann è magistrale.

Nell'ultima inquadratura, si vede Seymour Hoffmann di profilo, la sua automobile ferma. L'immagine del viso immobile e della bocca, la mascella decisa, i denti stretti. Poi Bachmann apre lo sportello, esce dall'auto e si allontana. Sempre in silenzio, l'inquadratura della telecamera resta fissa sul parabrezza e sulla strada, ora vuota, per alcuni secondi.
E mentre partiva l'applauso con i titoli di coda, è così che mi sentivo: vuoto.
E il vuoto lasciato da questo grande talento, morto prematuramente, non potrà essere riempito tanto facilmente.
E il vuoto lasciato da questo grande talento, morto prematuramente, non potrà essere riempito tanto facilmente.
