domenica 23 novembre 2014

i demoni secondo i The National, ovvero Trouble will find me

"When I walk into a room I do not light it up/ Fuck/ So I stay down with my demons" ("Demons").
Ma chi non ha i propri demoni a perseguitarlo, demoni che abitano dentro la propria anima e da cui perciò non si può fuggire? I The National, i demoni, ce li hanno eccome.

 
In Trouble will find me, album pubblicato nel 2013, i demoni dei The National sono fatti di tinte melanconiche e tonalità scure, di atmosfere angoscianti e claustrofobiche : è una musica fatta per chi pensa di non essere stato amato, per chi ha cercato e mai trovato quell'amore, per chi ha toccato la vetta e ha perso chi amava:

"How completely high was I\ I was off by a thousand miles\ Hit the ceiling, then you fall" ("Heavenfaced").
Nella già citata Demons emergono visioni suggestive, immagini cupe e inquietanti ("In cielo passano delle poiane, Alligatori nelle fogne"), ossimori angoscianti ("la sensazione di affondare di un uomo che sta per spiccare il volo"),  che raccontano l'ansia e l'inquietudine esistenziale di Matt Berninger, cantante e autore dei testi; la sua voce baritonale e il suono stentoreo delle percussioni, insieme all'uso del sinth, - che richiamano alla mente Nick Cave and The Bad Seeds - traducono queste sensazioni e stati d'animo in sonorità revival new wave e post-punk a là Joy Division, il punto di approdo di una evoluzione partita più di 10 anni fa da basi indie-rock e American-roots.


Le parole di Berninger e la sua voce bassa e profonda sembrano entrarci dentro, grattarci l'anima, far emergere qualcosa di più profondo: è una musica che fa sgorgare emozioni.

Così bellissima emozionante e struggente è "I Should Live In Salt", mentre in "Fireproof" è la dolcezza della chitarra acustica che ci accompagna. In "Don't Swallow The Cap" colpisce la ritmica che viene dal fondo del mare dove sta ogni cosa che ama il Nostro Berninger; il ritmo travolgente - ed improvvisi rallentamenti - esce fuori in "Sea Of Love": sembra davvero che l'accoppiata "amore" e "mare" sia una caratteristica di queste canzoni.



L'angoscia emerge poi nella musica, oltre che nel testo, di "I need my girl" che ci parla di una dipendenza sentimentale e pare accompagnata da una batteria lenta, quasi da marcia funebre, con la voce del Nostro, pigra e lenta, e cristalline note di chitarra. In qualche modo simile è "Pink Rabbits", lunga ballata che segue un ritmo lugubre e ripetitivo, un testo che pare diviso in due o tre parti: nella prima una serie di domande (che sembrano retoriche, fatte a se stesso), nella seconda delle risposte.

 
Questo album mi ha colpito : mi piace molto perché è una musica che va ascoltata al buio, una candela accesa e una sigaretta. E un bicchiere di whisky.
Per comprenderla e farla depositare nella nostra anima. Qualcosa verrà fuori.









ps. A proposito di demoni, KATA TON DAIMONA - cioè (vivere) "secondo i propri demoni" - era scritto anche sulla tomba di Jim Douglas Morrison nel cimitero parigino del Père-Lachaise. Così, per ricordarvelo.


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