In principio fu "Turn On The Bright Lights".
Il primo album degli Interpol, nel lontano 2002, segnò la rinascita nella scena musicale newyorkese del genere dark new-wave e post-punk rieccheggiando, con tonalità oscure, melodie malinconiche e la voce baritonale, cupa e profonda, di Paul Banks, gruppi storici come Joy Division e The Cure; sulla medesima lunghezza d'onda, seppur più luminoso e pop, nel 2004 uscì Antics. Ci innamorammo degli Interpol e tante furono le band pronte a seguire il revival della nuova onda, con maggiore o minore originalità (Editors, White Lies, Crystal Stilts, Crocodile, The National ecc.). Il successivo Our Love To Admire del 2007 mostrò subito le prime crepe e qualche carenza di ispirazione, insomma bello ma non all'altezza dei precedenti. Il quarto album del 2010, intitolato Interpol, vuoi per l'uso smodato dei sintetizzatori vuoi per la mancaza di ispirazione, ha segnato il completo tracollo della band.

Arriviamo al 2014. El Pintor e subito molti gridano al miracolo, "Gli Interpol sono tornati!". Sono tornati.... davvero?



Posso quindi concludere dicendo che sì, sono tornati gli Interpol ... ma gli Interpol di Our Love To Admire rispetto al quale questo album non aggiunge e non toglie nulla: come è stato notato, non c'è stata evoluzione nella loro musica. Se il titolo dell'album El Pintor, anagramma di Interpol, alludesse all'intento della band di dipingere una nuova tela, beh, direi che non ci siamo proprio.
Il disco nel complesso è comunque piuttosto buono e, dovessi dare un voto numerico, direi un 7/10.
I vecchi Interpol, quelli delle tonalità dark, meravigliosamente cupi e profondi - a tratti difficili e malinconici - di Turn On The Bright Lights e di Antics sono ormai passati e non torneranno più.

I vecchi Interpol, quelli delle tonalità dark, meravigliosamente cupi e profondi - a tratti difficili e malinconici - di Turn On The Bright Lights e di Antics sono ormai passati e non torneranno più.
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