venerdì 7 novembre 2014

Sono tornati gli Interpol?

In principio fu "Turn On The Bright Lights".

Il primo album degli Interpol, nel lontano 2002, segnò la rinascita nella scena musicale newyorkese del genere dark new-wave e post-punk rieccheggiando, con tonalità oscure, melodie malinconiche e la voce baritonale, cupa e profonda, di Paul Banks, gruppi storici come Joy Division e The Cure; sulla medesima lunghezza d'onda, seppur più luminoso e pop, nel 2004 uscì Antics. Ci innamorammo degli Interpol e tante furono le band pronte a seguire il revival della nuova onda, con maggiore o minore originalità (Editors, White Lies, Crystal Stilts, Crocodile, The National ecc.). Il successivo Our Love To Admire del 2007 mostrò subito le prime crepe e qualche carenza di ispirazione, insomma bello ma non all'altezza dei precedenti. Il quarto album del 2010, intitolato Interpol, vuoi per l'uso smodato dei sintetizzatori vuoi per la mancaza di ispirazione, ha segnato il completo tracollo della band.
Arriviamo al 2014. El Pintor e subito molti gridano al miracolo, "Gli Interpol sono tornati!". Sono tornati.... davvero?
Nel frattempo, il bassista Carlos D. ha lasciato il gruppo che da quartetto si è convertito in un trio (con Paul Banks a suonare, ove occorra, il basso): non si ritrovano quindi i complessi giri di basso che avevano caratterizzato lo stile e le più belle canzoni dei primi album.



Con le prime canzoni All Rage Back Home e My Desire, già mi scende una lacrimuccia di gioia, riascoltare finalmente i potenti riff di chitarra cui Daniel Kessler mi aveva abituato, il ritmo oscuro e talvolta ipnotico della batteria di Fogarino, la voce profonda di Paul Banks.... e avvertire subito qualcosa.... di familiare, di tipicamente "interpol"; questa prima impressione è confermata con i successivi brani Anywhere e Same Town, New Story, introdotti dai soliti riff di chitarra, talvolta accompagnati dal sinth, e che filano veloci e tesi. Nella parte centrale del disco mi è sembrato di avvertire un calo di tensione, ma in realtà My Blue Supreme e Everything Is Wrong sono gran bei pezzi in cui emergono toni cupi e angoscianti. Breaker 1 è molto interessante per l'avvio acustico e il sinth che si inserisce verso la fine.
La parte finale del disco è forse quella meno ispirata, a mio avviso, e in cui sembrano riemergere i difetti - se così si può dire - dell'album precedente: un eccesso nell'uso dei sintetizzatori. Pur nell'oscurità a tratti angosciante in cui ci calano gli Interpol, non apprezzo particolarmente le sonorità elettroniche in Ancient Ways e in Twice As Hard e tipicamente eighties di Tidal Wave, brani più vicini ai New Order che agli Joy Division.
Posso quindi concludere dicendo che sì, sono tornati gli Interpol ... ma gli Interpol di Our Love To Admire rispetto al quale questo album non aggiunge e non toglie nulla: come è stato notato, non c'è stata evoluzione nella loro musica. Se il titolo dell'album El Pintor, anagramma di Interpol, alludesse all'intento della band di dipingere una nuova tela, beh, direi che non ci siamo proprio.


Il disco nel complesso è comunque piuttosto buono e, dovessi dare un voto numerico, direi un 7/10.

I vecchi Interpol, quelli delle tonalità dark, meravigliosamente cupi e profondi - a tratti difficili e malinconici - di Turn On The Bright Lights e di Antics sono ormai passati e non torneranno più.



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