martedì 28 aprile 2015

I Vendicatori (Avengers fa più figo però).



Prima di parlare di Avengers: Age of Ultron è necessaria una doverosa premessa. 
Il cine-comic è un genere che può destare nello spettatore ogni sorta di reazione. Dal “che cavolata” al “più bello del precedente” passando per “era meglio il primo” e “non c’entra nulla col fumetto”. 
Partiamo quindi dal presupposto che, chi scrive, approccia ogni tanto ai fumetti e, appena può, va al cinema o guarda in home video film TRATTI dai comics. 
Non sono un fanboy o un nerd di quelli duri e puri che fanno la pulce a ogni minima sequenza o dettaglio nella pellicola. Il mio approccio è più rilassato.
Detto questo, il film.
A me è piaciuto con tutti i difetti che un blockbuster di tale portata può portare con sé. Una storia di due ore e mezza in cui si deve condensare:
1) Il ritorno degli avengers sulla scena
2) L'apparizione di Ultron
3) l'entrata in scena di nuovi personaggi
4) L'approfondimento sulla storia dei vecchi avengers
5) Scene di azione
6) etc etc;
deve avere necessariamente dei buchi narrativi dovuti al taglio in fase di montaggio.

A mio parere, la differenza che ho notato rispetto al precedente film riguarda soprattutto la curiosità della "prima volta" della squadra: l'effetto "fomento", con Iron Man che appariva a ritmo di "Shoot to thrill" degli Ac-Dc per fermare Loki, in questo film scompare lasciando il passo al team già in azione per sventare i piani degli acerrimi nemici dell'Hydra.
Anche la profondità dei personaggi sembra tratteggiata meglio e il tono spaccone e caciarone del primo film sembra lasciare il posto ad una maggiore introspezione  dei supereroi.

Stark appare più stronzetto (con tutte le paure che si porta dietro dall'attacco dei Chitauri di New York e che abbiamo visto anche in Iron Man 3).
Lo scienziato rischia di passare da salvatore della patria a incosciente che, per colpa del suo ego spropositato,  convince Banner a creare Ultron senza pensare alle eventuali conseguenze.
Capitan America è al comando dellla squadra e sembra essere a suo agio nel nuovo ruolo dopo Winter Soldier  (uno dei migliori film della Marvel insieme a Guardiani della Galassia a mio modesto parere).
Rimane però il solito Cap sempre troppo buonista e a volte zimbello del gruppo (la scena in cui bacchetta Stark perchè non vuole che si dicano parolacce è decisamente penosa).
Thor, Vedova nera e Occhio di Falco fanno il loro dovere.
Soprattutto con Occhio di Falco il regista ha voluto porre, probabilmente, un accento sul personaggio meno "super" del gruppo. Forse il più normalizzato rispetto agli altri del team.
Hulk rimane l'eroe con più potenziale ma ridotto, purtroppo, al bestione verde che spacca e distrugge senza freni.
I due nuovi arrivati, i gemelli Maximoff, hanno un ruolo importante nella storia anche se si nota subito che Wanda avrà un peso maggiore in questo universo cinematografico.

Una cosa non mi è piaciuta del film: l'umorismo forzato che, a volte, il regista ha inserito all'interno della pellicola per smorzare le scene drammatiche e che rappresenta la cifra stilistica della Marvel.
Personalmente le uniche volte in cui ho davvero sorriso sono state le scene riguardanti il martello di Thor, il Mjollnir.
Le altre mi sono sembrate francamente messe li solo per strizzare l'occhio al pubblico più giovane (Vedova Nera che implora Banner di non trasformarsi in Hulk quando sta sopra il suo seno). Battute che, se le avesse fatte De Sica, staremmo parlando di Natale con i vendicatori.
In conclusione, il giocattolone di Whedon cerca di essere più maturo rispetto al predecessore puntando all'evoluzione dei personaggi  e a loro livellamento in quanto a coinvolgimento narrativo.
Avengers: Age of Ultron avrà uno scontato successo commerciale e raggiungerà cifre da capogiro.
Porterà al terzo episodio, diviso in due parti, già previsto per il 2018 e 2019.
A questo si devono aggiungere le pellicole dei singoli eroi, vecchi e nuovi, che approderanno in sala nei prossimi 3-4 anni.
Unica paura? L'inflazione di storie ad alto rischio di avvitamento su se stesse per raccontare eventi sempre più intricati ma meno belli dal punto di vista creativo.





Mr. Beef
 
 

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