"Hai mai visto Metropolis?"
"No, perché?"
"Fallo, potresti trovare alcuni interessanti spunti sul cinema che tanto ti piace."
Mai consiglio fu più azzeccato.
Prima di raccontarvi il seguito, vorrei premettere che sono uno abituato a divorare enormi quantità di pellicole (no, non è una dieta nuova a base di celluloide) e in un certo senso "assaporarli" fin dall'infanzia quando i miei genitori, mi portarono per la prima volta al cinema.
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E' sempre come la prima volta. |
Il primo ricordo che ho di quel momento era l'enorme schermo bianco che illuminava una sala piena di poltrone rosse dove decine e decine di teste erano rivolte, con lo sguardo rapito, alle immagini proiettate. L'impatto cinematografico fu emotivamente così devastante che la passione negli anni a venire mi portò a vedere centinaia e centinaia di film.
Ho visto tutti i generi possibili ed immaginabili anche a rischio di addormentarmi sulla poltrona del cinema o sul divano di casa.
Dalla fantascienza all'horror, dalla commedia al drammatico ma il genere "muto" mi mancava proprio. Purtroppo l'ho sempre associato alla equazione "Corazzata Potemkin = si salvi chi può" e quindi ho sempre evitato la visione di quelli che di solito etichettavo come macigni inguardabili.
Unica eccezione i film di Charlie Chaplin visti, però, con occhi diversi perchè il suo cinema è unico e immenso, con sonoro o senza, e per fortuna l'ho capito con l'avanzare dell'età riscoprendo i grandi classici.
Ma non divaghiamo.
Inserisco il dvd di Metropolis e inizio a guardare con curiosità quello che universalmente è riconosciuto come un capolavoro di inizio secolo scorso, ma anche con il timore di non riuscire a seguire una trama priva di dialoghi accompagnata unicamente dal suono della musica.
Invece succede una cosa bellissima: ad ogni fotogramma non passa attimo che mi viene da esclamare "ma questa scenografia è uguale a" oppure "noooo ma questo personaggio sembra" ...
Invece succede una cosa bellissima: ad ogni fotogramma non passa attimo che mi viene da esclamare "ma questa scenografia è uguale a" oppure "noooo ma questo personaggio sembra" ...
Colgo subito l'analogia tra la grande città rappresentata dal regista e quella di Blade Runner (1982) dove macchine volanti sfiorano grattacieli futuristici.
Inoltre, la nuova torre di Babele a livello architettonico mi ricorda all'istante un altro dei miei film preferiti: Ghostbusters (1984).
Ormai la sfida è partita e mi accingo a prestare maggiore attenzione nel cogliere i possibili riferimenti che questo capolavoro mi suggerisce.
E' il 1927, il terrore del nazismo è alle porte e Fritz Lang lancia il suo grido d'allarme contro l'omologazione della razza umana e la conseguente riduzione in schiavitù delle menti. Associo quasi immediatamente ad Equilibrium (2002), la scena dei lavoratori che prendono l'ascensore per gli inferi sotterranei dove, lavorando fino allo stremo delle forze, sono dati "in pasto" alle macchine.
Nelle scene successive, il colpo di fulmine vero e proprio.
Si può notare, nella stanza dei comandi del dittatore, una macchina dove i dati scorrono verticalmente. Il mondo è ridotto ad una serie di formule e, guarda caso, il dejà vu mi riconduce a Matrix (1999).
Il gioco delle citazioni e dei riferimenti potrebbe continuare all'infinito per quanto è notevole la potenza visiva data dal regista austriaco alla pellicola. Lang sforna un capolavoro che non sembra nemmeno di quell'epoca per la modernità degli effetti speciali.
Il robot clone di Maria ha resistito nel tempo come fonte d'ispirazione per i grandi registi di fantascienza.
E' un riferimento fin troppo evidente quello che fa Lucas nel suo Star Wars (1977), forse un omaggio dell'allievo al maestro morto solo un anno prima.
Inoltre, la nuova torre di Babele a livello architettonico mi ricorda all'istante un altro dei miei film preferiti: Ghostbusters (1984).

E' il 1927, il terrore del nazismo è alle porte e Fritz Lang lancia il suo grido d'allarme contro l'omologazione della razza umana e la conseguente riduzione in schiavitù delle menti. Associo quasi immediatamente ad Equilibrium (2002), la scena dei lavoratori che prendono l'ascensore per gli inferi sotterranei dove, lavorando fino allo stremo delle forze, sono dati "in pasto" alle macchine.
Nelle scene successive, il colpo di fulmine vero e proprio.
Si può notare, nella stanza dei comandi del dittatore, una macchina dove i dati scorrono verticalmente. Il mondo è ridotto ad una serie di formule e, guarda caso, il dejà vu mi riconduce a Matrix (1999).
Il gioco delle citazioni e dei riferimenti potrebbe continuare all'infinito per quanto è notevole la potenza visiva data dal regista austriaco alla pellicola. Lang sforna un capolavoro che non sembra nemmeno di quell'epoca per la modernità degli effetti speciali.
Il robot clone di Maria ha resistito nel tempo come fonte d'ispirazione per i grandi registi di fantascienza.
E' un riferimento fin troppo evidente quello che fa Lucas nel suo Star Wars (1977), forse un omaggio dell'allievo al maestro morto solo un anno prima.
Credo sia proprio la visione di questo capolavoro che, inconsciamente, mi ha spinto ad iniziare a scrivere di cinema.
Volendo omaggiare, prima di tutto, una pellicola a me semisconosciuta ma necessaria come base di partenza per tutti i film di fantascienza e non, della mia generazione di ragazzo.
Questo post non è un trattato di storia di cinema come non è un'analisi sull'evoluzione dei costumi della società moderna e altre menate del genere.
E' una dichiarazione che ha un duplice intento.
Un mea culpa, in primis, per aver goduto solamente alla soglia dei 40 anni di un capolavoro incontrastato della cinematografia mondiale che non può mancare nella personale videoteca di chi, come me, ama il cinema visceralmente.
Non puoi dire di esserti fatto colpire al cuore davvero dalla settima arte se non hai visto almeno una volta Metropolis e, questo, lo affermo senza il pericolo di apparire uno di quei studiosi di cinema intellettuali e snob.
Inoltre è, cosa più importante, anche un atto di amore verso quel mondo che mi ha fatto sognare sin da bambino, quando ancora non capivo che dietro la magia di quelle pellicole americane diventate poi dei classici senza tempo c'era, innanzitutto, la visione poetica di un regista e sceneggiatore austriaco precursore dei tempi scomparso nel lontanto 1976 ma ancora estremamente attuale.
La storia finisce e spengo il televisore.
Le immagini sono ancora impresse a fuoco nella mia mente e comincio a pensare che tutto quello che ho visto da ragazzo e che mi ha appassionato è nato da lì.
L'origine delle cose.
La storia finisce e spengo il televisore.
Le immagini sono ancora impresse a fuoco nella mia mente e comincio a pensare che tutto quello che ho visto da ragazzo e che mi ha appassionato è nato da lì.
L'origine delle cose.
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