venerdì 20 febbraio 2015

Uomini contro.

San Valentino è da poco passato ma, rimanendo in tema di amore per il cinema, voglio parlare di tre film (dico tre!) che mi hanno riconciliato verso quel mondo che ultimamente mi sta dando molte delusioni.
Sto parlando di tre pellicole viste, due fresche di cinema e una di home video, che ho trovato straordinarie nella loro semplicità narrativa.
Film dalla trama robusta capaci di colpire direttamente lo spettatore senza l'utilizzo di effetti speciali o  scenografie sbalorditive. 
Racconti di uomini dalla forte personalità accompagnati, però, da una conflittualità interna tale da renderli umani e assai vicini allo spettatore.

Sto parlando di St. Vincent di Theodore Melfi, The Imitation Game di Morten Tyldum e The Judge di David Dobkin.


















St. Vincent narra la storia di Vincent (Bill Murray) uomo scorbutico col vizio della bottiglia e delle scommesse ai cavalli. Ha una relazione con Daka (Naomi Watts), prostituta russa incinta, con cui intrattiene una relazione economico-affettiva.
Quando incontra Maggie (Melissa McCarthy), separata e in affanno col lavoro, quest'ultima gli chiede di fare il babysitter di Oliver (Jaeden Lieberher). Convinto dal compenso, Vincent accetta di dedicarsi al ragazzo, a cui rivelerà suo malgrado il suo grande cuore. 
Dietro il cinismo di Vincent si nasconde un'amara verità: da molti anni ormai si prende cura della moglie, colpita da demenza senile, con lo stesso amore di sempre. Quando Oliver sarà chiamato dal suo insegnante a raccontare la storia di una persona conosciuta e in odore di santità, il ragazzo sceglierà proprio Vincent...

Una commedia semplice, deliziosa e mai fuori dagli schemi.
Mi ha ricordato Little Miss Sunshine per quella capacità di farti amare i personaggi e la storia senza troppi fronzoli.
Bill Murray "mangia" la scena e lascia davvero poco spazio agli altri. E' una figura ingombrante ma mai sopra le righe.
Il film, per l'attore, è una perla che va ad inserirsi in una consolidata carriera cinematografica fatta di ottime pellicole d'autore.
Menzione speciale per la McCarthy libera di esprimersi fuori dal solito cliché comico demenziale.

Voto film 7
Voto Bill Murray 8



In The Imitazion Game, la pellicola apre con Alan Turing (Benedict Cumberbatch), brillante matematico ed esperto di crittografia, interrogato nella Manchester degli anni '50 dall'agente di polizia che lo ha arrestato per atti osceni. Turing inizia a raccontare la sua storia partendo dall'episodio chiave della sua vita avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui fu affidato a lui e ad un piccolo gruppo di cervelloni, fra cui un campione di scacchi (Matthew Goode) e un'esperta di enigmistica (Keira Knightley), il compito di decrittare il codice Enigma, macchina ideata dai Nazisti per comunicare , in forma segreta, le loro operazioni militari. È il primo di una serie di flashback che scandaglieranno la vita dello scienziato morto suicida a 41 anni e considerato oggi uno dei padri dell'informatica in quanto ideatore di una macchina progenitrice del computer.

Una sola parola per descrivere questo film: seducente.
Benedict Cumberbatch, con questo film, ha tutte le carte per consacrarsi a star di Hollywood.
La sua asciutta capacità recitativa su un viso essenziale lo rendono perfetto per il ruolo.
Non era facile portare sullo schermo un personaggio controverso come Turing, genio omosessuale emarginato dall'Inghilterra post bellica. 

Questa pellicola dimostra che, quando si hanno a disposizione bravi sceneggiatori, anche un genere ampiamente sfruttato come quello della spy story (il gruppo di geni incaricato dal governo per un incarico top secret) può rivelarsi appassionante e capace di tenere viva l'attenzione fino all'ultimo fotogramma.



Un film che mette in scena, soprattutto, il dramma di una persona vittima innocente della propria natura e della propria intelligenza. 

voto film 8
voto Benedict Cumberbatch 9



In The Judge, Hank Palmer (Robert Downey Jr.) è un cinico avvocato civilista specializzato nella difesa dei peggiori lestofanti di Chigago. Ha lasciato la nativa Carlinville, piccolo paesello dell'Indiana, trascurando ogni contatto con la famiglia di origine, ad eccezione di sua madre.
Durante una causa in tribunale riceve una telefonata che gli annuncia proprio la sua morte. Hank dovrà, così, fare ritorno al suo paese di origine e confrontarsi con il suo più acerrimo nemico: suo padre Joseph (Robert Duvall), giudice della contea, uomo integerrimo e di grande severità, che non ha mai approvato il carattere ribelle del figlio. Sarà una partita difficile giocata su due fronti, in famiglia e in tribunale, dove saranno costretti, loro malgrado, a scontrarsi anche violentemente.



The Judge è una dura storia d'amore. 
L'amore tradito tra un padre severo e un figlio desideroso di attenzioni mai ricevute ma anche l'amore infranto di Hank verso quelle origini lontane anni luce dalla realtà quotidiana.
Un film, anche qui, con una trama semplice ma efficace, con dialoghi intensi interpretati in maniera magistrale dai due protagonisti.
Duvall e Downey Jr. si calano perfettamente nella parte di due uomini di generazioni differenti pronti a far scintille ogni qualvolta entrano in collisione.


Voto film 8
Voto Duvall - Downey Jr. 10




Mr. Beef








 

mercoledì 18 febbraio 2015

Turner: il talento di Mike Leigh splende ancora.


Appena uscito nei cinema di Roma, Turner (o Mr. Turner nell’originale titolo inglese) è l’ultimo film di Mike Leigh, autore di pellicole di culto come Segreti e bugie, Il segreto di Vera Drake e Another year


Presentato in concorso al Festival di Cannes 2014, Turner è la biopic della vita del pittore inglese Joseph Mallord William Turner, chiamato “il maestro della luce” e vissuto a Londra tra il 1775 e il 1851. 
Mike Leigh ci racconta dell’ultimo periodo della vita di W. Turner - interpretato da un eccezionale Timothy Spall - durante il quale il pittore, ormai anziano e all’apice della fama artistica e del successo commerciale, noto per la luce infusa nei suoi quadri, riesce a reinventare la pittura. In pieno romanticismo, mentre i pittori dell’accademia riscoprivano l’arte classica, Turner va oltre e comincia a dipingere in modo rivoluzionario i suoi paesaggi, tramonti, il mare in tempesta, il naufragio di una nave, cercando di rendere le impressioni che nascono dalle percezioni che l’artista ha della realtà: per capire cosa è una nevicata, cosa è una tempesta, narra la leggenda riproposta nel film, Turner arriva a farsi legare all’albero maestro di una nave durante una tempesta, rischiando la polmonite!
E sbeffeggiato e dileggiato dall’accademia, Turner diventa così un precursore dell’impressionismo e dell’arte astratta.


Si dice che Timothy Spall abbia tanto intensamente lavorato sul personaggio di Turner, da frequentare, addirittura per due anni, un corso di pittura allo scopo di poter rendere visivamente il modo di dipingere del grande pittore, l’uso del pennello e del carboncino e le sue teatrali e intense pennellate. Grazie all’espressività di un Timothy Spall in stato di grazia sono poi evidenziate nel film tutte le sfaccettature e le contradizioni del difficile carattere di Turner. Burbero e brusco, chiuso e di poche parole (anzi, grugniti e rumori gutturali) ma al contempo capace di allegria e ironia, Turner viene descritto nella sua nobiltà d'animo insieme con la sua vitale e animalesca carnalità. Così, Turner viene presentato disinteressato e cinico (ad esempio nei confronti della moglie – da cui è separato – e delle figlie, tanto da non andare alle esequie quando una di esse muore) ma in grado, poi, di commuoversi al solo pensiero delle umiliazioni e violenze subite da una giovane prostituta, da lui ritratta appena ventenne nel bordello. Da un lato, il Nostro è disposto a soddisfare il proprio istinto sessuale con la serva, per il resto disprezzata e ignorata seppur essa nutra per lui una totale devozione. Dall'altro egli è allo stesso tempo dotato di grande emotività e ricco di profondi sentimenti e sensibilità che lo faranno innamorare della signora Booth, affittacamere in una cittadina sul mare, che egli paragonerà ad Afrodite "dea dell'amore".  Con essa Turner andrà a vivere – senza sposarla - fino al giorno della morte.
Una grande interpretazione di Timothy Spall – non a caso, vincitore del premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes – la rappresentazione di uno spaccato della società inglese tra Illuminismo e Romanticismo, insieme ad una spettacolare fotografia (il film è candidato agli Oscar per i premi tecnici: fotografia, costumi, scenografia, colonna sonora), rendono questo film tra i più belli e intensi attualmente in programmazione.




Assolutamente da vedere (possibilmente non tardi per via della lunghezza, 2 ore e mezza!) soprattutto se siete amanti dell’arte e della pittura!


Being for the benefit of Mr.Kite

lunedì 2 febbraio 2015

Rave Tape, i Mogwai non sbagliano un colpo!

 Beh, dopo la mia recensione su “Les Revenants”, colonna sonora dei Mogwai dell'omonima serie televisiva, non avrei mai pensato di ritornare a scrivere su questa band scozzese ma l’ascolto a nastro di “Rave Tape” mi ha persuaso del contrario.


È davvero un gran bel disco e per questo ho deciso di scrivere questa sintetica recensione!
I nostri scozzesi, proseguendo il lavoro iniziato nel precedente, bellissimo, “Les Revenants”, si affidano al sinth per creare sonorità elettroniche, atmosfere talvolta dreamy, talvolta cupe, pur senza abbandonare le distorsioni acide e i potenti riff delle chitarre e senza rinunciare alla melodia. “Rave Tape” non si distacca dallo stile dei precedenti album e rappresenta un altro tassello nell’evoluzione musicale di un gruppo attivo da ben 17 anni.



 
Numerosi sono, infatti, i richiami musicali alla precedente produzione : così le sonorità elettroniche e le atmosfere oniriche di Heard about you last night richiamano "Earth Division"; altri brani, come Simon Ferocius (in cui al breve incipit elettronico si contrappongono gli effetti distorti delle chitarre) Remurdered e Master Card (caratterizzate da chitarre potenti, distorsioni e toni cupi e ripetitivi), richiamano esplicitamente le atmosfere angoscianti di Batcat (in The Hawk is Howling”); Hexon Bogon invece ha la densità e l’intensità di alcuni brani di “Mr. Beast”. 

 
Si distingue tra tutte Repelish in cui viene recuperata in modo innovativo la formula canzone in cui il parlato – in stile quasi trip hop – e le tonalità cupe della musica richiamano qualche lavoro dei Tv On The Radio e dei The Bees; nel testo della canzone si presentano riferimenti ironici ai sostenitori della teoria del messaggio satanico contenuto nella canzone dei Led ZeppelinStairway to Heaven”. Molto interessante è Deesh brano dai suoni acidi e cupi che accolgono e accompagnano l’ascoltatore in un crescendo di ansia in un fitto texture musicale.
Secondo brano dell’album in cui compare la canzone è Blues hour: il titolo significa “ora triste” e del resto tristezza e malinconia promanano da queste note dolci, struggenti e melodiche e dalle parole del testo ( “….We'll leave this world\ Just as we found it,\ We'll leave this place alone…” ) che sembrano citare Cody, brano presente in “Come On Die Young”. 



Gli ultimi brani sono particolarmente cupi: in No medicine for regret i Mogwai ci stupiscono con le tonalità dell’organo da chiesa, richiamando la musica sacra; The lord is out of control, brano che chiude l’album, è davvero denso ed esprime qualcosa di funereo come un requiem per la morte di qualcuno.




Being for the Benefit of Mr. Kite



lunedì 26 gennaio 2015

The Exorcism of Emily Rose


"The Exorcism of Emily Rose"  è un film del 2005 diretto da Scott Derrickson e presentato al festival di Venezia il 1º settembre 2005.


Il film - ispirato alla vicenda di Anneliese Michel accaduta negli anni '70 - tratta della storia dell’esorcismo di Emily Rose, giovane studentessa di umili origini appena ammessa all’università (interpretata dall’ottima Jennifer Leann Carpenter). 
La vicenda viene raccontata tramite flashback nel corso del processo intentato per la morte di Emily nei confronti di Padre Moore (Tom Wilkinson), prete della locale parrocchia chiamato dalla famiglia di Emily ad eseguire l'esorcismo. La storia offre interessanti spunti narrativi (incentrati sul rapporto tra modernità\tradizione, scienza\religione, razionalità\superstizione) che si sviluppano nel corso del processo attraverso perizie mediche e testimonianze. La tesi dell’accusa – sostenuta con argomentazioni mediche e scientifiche -  era infatti ben lontana dalla possessione demoniaca : la giovane Emily Rose sarebbe stata affetta da una particolare forma di “epilessia-psicosi” che Padre Moore avrebbe impedito di curare, portando alla morte la ragazza.


Dopo aver posseduto la ragazza, le “forze del male”, secondo il racconto di Padre Moore, sarebbero ora in qualche modo interessate allo svolgimento di questo processo, manifestandosi più volte presso il suo avvocato difensore (Laura Lineey) e presumibilmente cagionando la morte di uno dei principali testi della difesa. Al termine del dibattimento, ascoltate le arrighe degli avvocati dell'accusa e della difesa, la giuria popolare decide per la condanna di Padre Moore.


Il film è carino e si fa vedere ma non convince fino in fondo. Non si capisce perché le forze del male, la cui presenza e pericolosità viene tanto evocata da Padre Moore nel corso del processo, non si siano manifestate anche nei confronti della giuria, del giudice e dello stesso avvocato dell’accusa. E soprattutto non si capisce perché – tanta la potenza del Maligno! – il processo possa poi effettivamente evolversi, malgrado la condanna, proprio nel senso auspicato dello stesso Padre Moore!
 
Il fallimento di questo film risiede, a mio avviso, nel “buonismo” holliwoodiano che non ha consentito di portare alle logiche conseguenze tutte le interessanti premesse, sapientemente esposte nel corso della narrazione. 






 



Il “Livello di Terrore” è decisamente basso ma il film (con i distinguo di cui sopra) è interessante per la narrazione processuale della vicenda. 


  




Being for the Benefit of Mr. Kite

giovedì 22 gennaio 2015

Parlo anch'io di cinema: Hungry Hearts di Saverio Costanzo


Della serie “Parlo anch’io di cinema”, vi presento “Hungry Hearts” recentissimo lavoro, scritto e diretto dal giovane regista Saverio Costanzo che affronta il tema della famiglia e dell'amore per i figli.










Questo film, con Adam Driver e Alba Rohrwacher, è stato tratto dal libro “Un bambino indaco” di Marco Franzoso ed è uscito in questi giorni nelle sale italiane.  



Ambientato a New York, il film inizia come una romantica storia d’amore tra Jude e Mina per trasformarsi in una vicenda drammatica destinata a concludersi in modo tragico. 
Con la gravidanza e la nascita del bambino, le convinzioni nutrizioniste di Mina, vegetariana - anzi “vegana” – si trasformano gradualmente fino a diventare una vera e propria mania per la purificazione del proprio corpo e per quello del neonato. Mina, dando credito ad una chiromante, si convince che suo figlio sia un "bambino indaco" ossia dotato di tratti e capacità speciali o soprannaturali e questo convincimento, forse, contribuisce ad accentuare la sua mania di purezza : declinando il suo concetto di amore secondo questa ossessione, Mina nutre il bambino in conformità alle teorie vegane ed esclusivamente con le verdure del suo orto, senza consultare medici o pediatri e allo scopo di proteggere il bambino da tutto, dalla luce, dall’inquinamento e da un’alimentazione ritenuta sbagliata.
Jude, che, inizialmente, la segue in questo percorso, decide finalmente di consultare un medico per scoprire che suo figlio è malnutrito e a rischio di rachitismo, se non di più gravi conseguenze. Di fronte alle richieste per una migliore alimentazione del bambino, Jude si sente ripetere dalla moglie “perché non ti fidi di me” e, piano piano, prende consapevolezza delle sue precarie condizioni mentali: in un clima di sospetto reciproco, Jude si vede costretto a nutrire il bambino di nascosto dalla moglie. È a rischio la vita del bambino e Jude, consultati i servizi sociali, decide di portarlo da sua madre (Roberta Maxwell). E qui iniziano i problemi che porteranno al tragico epilogo.



 Le riprese dall’alto e l’utilizzo del grandangolo rendono bene il senso claustrofobico degli ambienti abitati e della vita di coppia, chiusa in se stessa e senza contatto con l’esterno (pure la madre di Jude ne viene esclusa), inquadrature distorte (con il fisheye) che mostrano il senso allucinato della prospettiva di Mina, ormai deformata dall’ossessione. 

L’uso sapiente della telecamera e la recitazione esemplare dei due protagonisti, Adam Driver e Alba Rohrwacher – non a caso vincitori della Coppa Volti per le migliori interpretazioni all'ultima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia -  non sono però sufficienti a risollevare il film da una lentezza che diventa tanto più opprimente e pesante quanto più angoscianti e drammatiche sono le vicende narrate.



Being for the Benefit of Mr. Kite

lunedì 19 gennaio 2015

Vorrei ma non posso vol. 2


Il 2015 non poteva non aprire con la rubrica del "vorrei ma non posso" all'insegna del genere horror. Abbiamo scelto tre titoli che ci hanno colpito nel bene e nel male: Annabelle di John R. Leonetti, Necropolis di John Erick Dowdle e Liberaci dal male di Scott Derrickson.









La prima pellicola è uno spin off de L'evocazione - The Conjuring, film del 2013, incentrato sulle vicende di Ed e Lorraine Warren, una coppia di ricercatori del paranormale le cui esperienze avevano ispirato già in passato diversi film (Amityville Horror). Sull'onda del successo della pellicola di James Wan è stata realizzata una storia con protagonista la bambola Annabelle, uno degli artefatti più pericolosi rinchiusi nel magazzino dei due "acchiappafantasmi".
Le premesse per qualcosa di buono c'erano tutte anche in virtù del fatto che non era stata approfondita la vera origine del pupazzo malefico.
Purtroppo però la trama è abbastanza piatta e i protagonisti sembrano subire passivamente (troppo passivamente, come il marito) l'evolversi degli eventi malefici che si accaniscono sulla famiglia. Il terrore e l'angoscia sono dosate col contagoccie in un film che non decolla mai. La paura che il male si impadronisca di un'anima innocente e candida di un neonato è un tema super sfruttato e non aggiunge nulla di nuovo in un panorama cinematografico ormai saturo nel genere. 
C'è da confidare nel futuro The Conjuring 2 per ritornare a raccontare una storia di pura "paura".

LIVELLO DI TERRORE: 2/5 



Necropolis - La città dei morti vede protagonista Scarlett, un'archeologa che, seguendo le orme paterne, è in cerca della pietra filosofale.
In Iran scoprire un antico artefatto che contiene la chiave per arrivare al suo obiettivo, consentendole di identificare con buona precisione una stanza segreta all'interno dei labirinti di catacombe che si trovano sotto Parigi. La spedizione, che conta anche un gruppo di esperti dei cunicoli sotterranei, la porterà ad intraprendere un viaggio che non prevede un ritorno. 



Con The Blair Witch Project la tecnica del "found footage" esplose al cinema creando un fenomeno di culto senza precedenti. In tempi recenti, Paranormal Activity ha alzato sensibilmente l'asticella verso un genere ancora più angosciante.
Purtroppo però, come spesso succede ad Hollywood, le idee sono cominciate a scarseggiare e hanno iniziato a proliferare tutte le sottotrame e gli eventuali sequel e spin off che hanno impoverito il filone, ormai sempre più vecchio e quasi parodia di se stesso.
Necropolis ne è un esempio perfetto. Ha l'ambizione di essere un horror claustrofobico con elementi soprannaturali che però alla fine si rivela una banale parodia di Tomb Raider dove, per giunta, la Lara Croft de noantri mette egoisticamente a repentaglio la vita degli altri per i suoi fini. 
I coprotagonisti periscono uno a uno per colpa sua senza che lei sia minimanete sfiorata dai mostri del film. Un personaggio talmente odioso che ho sperato fino alla fine che morisse.
Quando vedo questi film mi rendo conto che non basta avere una telecamera a costo zero per realizzare una buona storia.
Lo script è abbastanza indegno, sembra quasi creato in una sessione di brainstorming dove ogni sceneggiatore aggiungeva la propria idea a casaccio nella scrittura del copione.
Da vedere solo come ultima ipotesi di horror usa e getta.

LIVELLO DI TERRORE: 1/5 (e siamo generosi).




Ultimo film visto è Liberaci dal male di Scott Derrickson, specialista dell'horror di buona fattura. Suo l'ottimo Sinister del 2012.
La pellicola è ispirata a eventi realmente accaduti, raccontati nel libro Beware the Night scritto dal poliziotto newyorkese
Ralph Sarchie.
La storia ha inizio nell'Iraq del 2010 dove tre soldati in missione scoprono, in una grotta, qualcosa di strano.
Ci ritroviamo, poi, nella New York del 2013 dove il detective Ralph Sarchie con la sua squadra si trova a rispondere, nel corso della notte, a diverse richieste d'intervento che sembrano non avere nessun collegamento tra di loro. Ben presto capirà che gli eventi sono collegati tra di loro e che celano una terribile verità...
Nutrivo grandi aspettative per questo film e solo parzialmente mi ha deluso. Il film nasce con una premessa intrigante e continua su buoni binari di angoscia per un thriller soprannaturale.
Per tutto la durata della storia abbiamo una giusta tensione narrativa con il mostro in fuga dal nostro eroe mentre lascia dietro di se una scia di "male" da seguire.
Il problema nasce nel finale.
Ci  si aspetta chissà quale coup de theatré che risolva gli enigmi e incastri il cattivo ed invece... ma non aggiungo altro per non rivelare il finale.
Senza ombra di dubbio il più bello e il più pauroso dei tre film visti anche perchè il tema trattato e il budget molto più ampio rispetto agli altri due rendeva una pellicola appetibile per i fan incalliti dell'horror.

LIVELLO DI TERRORE: 3/5 


Mr. Beef




giovedì 8 gennaio 2015

Ma che cos’è “Les Revenants”?

Les Revenants (in italiano “fantasmi”) è  la serie televisiva francese, andata in onda nel dicembre 2012 in Francia e due anni dopo in Italia? È il titolo della colonna sonora fatta dalla band scozzese post-rock Mogwai?


Les Revenantes è decisamente entrambe le cose : raramente lo spettatore\ascoltatore avverte la compenetrazione tra immagine e musica come si verifica in questo caso.

Considerando, infatti, l’intensità e la portata evocativa della musica dei Mogwai che ne costituisce la colonna sonora, non potremmo parlare della serie “Les Revenantes” come immagini e storie, senza al contempo considerare la sua musica. Ed è per questo che vorrei affrontare entrambi gli aspetti in questa sintetica recensione.
La serie televisiva racconta appunto “il ritorno” dei morti alle loro famiglie di origine in questo idilliaco paesetto perso nelle Alpi francesi dell’Alta Savoia; non si tratta però di semplici “zombie”, mostri putridi affamati di carne umana, ma proprio delle persone defunte, tanti o pochi anni prima, che ritornano alle loro vite e pretendono di riprendere a viverle a partire dallo stesso momento in cui le hanno lasciate.

La serie si incentra in particolare sulle storie di alcuni di questi personaggi : abbiamo la vicenda di Camille, adolescente morta in un incidente stradale con la sua classe in gita scolastica, che ritrova la sua gemella, Léna, ora maggiorenne; la storia di Victor, un bambino di circa 4 anni dal passato misterioso che non parla e viene accolto da Julie come un figlio.




C'è poi Simon, giovane morto alla vigilia del matrimonio che va a ricercare la fidanzata dell'epoca, Adèle, nel frattempo promessa sposa al poliziotto del paese e madre di una bambina. Il tutto accompagnato da inspiegabili segni, forse oscuri presagi di qualcosa di terribile, come  improvvisi cali di tensione dell'energia elettrica, abbassamento del livello dell’acqua della diga vicino il paese, animali morti affogati, strane ferite o lacerazioni sui corpi dei vivi e dei (non) morti.

L’elaborazione del lutto o, piuttosto, la difficoltà sofferta nel tentativo di farlo, e le vicende personali che stanno dietro la carenza o difficoltà di comunicazione tra i vari personaggi, paiono al centro delle storie delle famiglie raccontate nella serie televisiva.  La tristezza di queste vicende e l’inquietudine generata nello spettatore dall’idea di poter accogliere il defunto e, dopo tanta sofferenza, reinserirlo nella sua vita vengono enfatizzate dalla potenza evocativa della musica dei Mogwai che accompagna e anzi “racconta” le immagini, abbandonando il noise e le chitarre distorte - segno caratteristico del post-rock dei Mogwai - per la dolcezza malinconica dei sinth e degli effetti elettronici. Con riferimento particolare alla soundtrack, evocativi delle atmosfere di inquietudine e di tensione che connotano “il ritorno” dei non-morti paiono brani come Hungry Face (caratterizzato dalla dolce musica iniziale del carillon, facilmente associata ad atmosfere oniriche), Fridge Magic in cui l’uso sinth permette di trasferire inquietanti suoni eterei e dreamy e  l'intensa Portugal. E come non apprezzare le valenze elettroniche di Eagle Tax, eteree anch’esse ma non aliene da vibrante oscurità?


Jaguar poi, con il suo ritmo pulsante e i suoni cupi, esprime l'ansia della fragilità dell'esistenza mentre ai toni più dimessi e quasi elegiaci di Kill Jester , di Whisky Time, di Relative Hysteria si associa un senso di tristezza, di distensione e anche di disagio; This Messiah Needs Watching, su tutte, ben rappresenta le descritte atmosfere e la sensazione destabilizzante connessa ad un passato che (forse) passato del tutto non è.

I bellissimi brani Special N e di Wizard Motor, che si segnalano per la forza del ritmo e delle distorsioni delle chitarre ( con riferimento specifico alla seconda ), richiamano i lavori più propriamente post-rock dei Mogwai. Fuori dal contesto - ma comunque gradevole - la cover del gospel di Washington Phillips What Are They doing In Heaven Taday fatta in stile acustico.
 
Le Revenantes è un grande album dei Mogwai che non è e non può essere considerato una mera soundtrack di una avvincente serie televisiva.  
Esso ha l’intensità e la forza di vivere vita propria rispetto alla serie televisiva di cui, come detto, costituisce comunque un importante se non decisivo fattore.
A me è piaciuto molto e vi consiglio di ascoltarlo con attenzione!